February 1, 2010

DUE SENTIERI NELLA SABBIA

Spiaggia, primavera, deserta.

Mi alzo di scatto dalla sdraio e decido che l’unico modo per non esplodere è correre.

Armato di solo costume inizio a correre.

Sono a Igea Marina, a nord. Appena dopo il corso d’acqua.

Inizio a correre, scalzo, sulla sabbia alternando tratti vicino all’acqua dove è più compatta a tratti dove i piedi affondano e la corsa si fa più faticosa.
La corsa mi serve: non penso. Corro e basta.
Mi serve così tanto che quando vedo il cartello che indica la fine di Igea Marina e l’inizio di Viserbella non mi meraviglio più di quel tanto. Proseguo.
Proseguo anche quando finisce Viserbella e inizia Viserba.
Non sono più solo.
Mi rendo conto che qualcuno corre dietro di me e tiene proprio il mio ritmo.
Sarà un caso, mi dico, ma invece non lo è: decisamente corre insieme a me!
Rallento e rallenta, accelero e accelera: mi segue.
Mi giro ed è una bella ragazza: sul momento sono contento che non sia un personaggio minaccioso.
Passato il primo attimo comincio ad essere contento più del fatto che una bella ragazza abbia deciso di correre insieme a me e quindi rallento guardandola: ci affianchiamo e proseguiamo la corsa.
Io corro, sulla sabbia, a piedi nudi e pure dall’inizio di Igea Marina ma trovo il fiato per scambiare anche qualche parola.
Anche lei ha un figlio piccolo, più piccolo della mia: pochi mesi.
Corriamo.
Le piace correre.
Corriamo.
E’ dispiaciuta che non riesce più a fare sport da quando è mamma.
Corriamo.
Pure io le racconto alcune cose di me.
Corriamo.
C’è feeling.
Corriamo.
Tanto
Corriamo.
Evitiamo gli ostacoli, io da un lato, lei dall’altro e poi ci ricongiungiamo.
Corriamo.
Parliamo.
Corriamo.
Lei, correndo mi aveva anche indicato l’hotel dove era.
Adesso mi dice che torna indietro.
Ci salutiamo, correndo, come se ci fossimo sempre conosciuti.
Non come amici: ci siamo detti tante cose, alcune anche importanti ma non ce ne siamo dette alcune altre significative: niente nome, niente indirizzi ne numeri.
Entrambi abbiamo sentito che era stata una bella corsa ma che non avremmo mai più corso insieme.
Le nostre piste sulla sabbia si sono incrociate e, senza dover dire nulla di diretto, si sono divise per mai più riunirsi.
Corro, da solo.
Arrivato all’inizio di Rimini mi rendo conto che non posso correre in eterno.
Mi fermo, mi giro e corro.
Era la primavera del 2009.
Addio.

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